MARIA LAI @MAXXI ROMA

MARIA LAI @MAXXI ROMA

Giugno 24, 2019 0 Di Ginevra

“L’opera d’arte occupa un piccolo spazio, ma come l’atomo, può sconvolgere uno spazio immenso.”

 

Dal 19 Giugno 2019 al 12 Gennaio 2020 al MAXXI potete vedere una bella mostra su Maria Lai, “Tenendo per mano il sole”, in occasione del centenario della sua nascita.

Maria Lai fu un’artista italiana sarda nota per le sue opere “tessili”.

Artista per urgenza di narrare, era solita ricamare, tessere, intrecciare fili cuciti su libri per narrare fiabe e poesie ispirate alla tradizione della sua terra natia.

«La mia vita con gli zii fu un grande viaggio nella fantasia, nella vastità della grande casa, della campagna, dei giochi. Ero analfabeta ma piena di favole. Ciò che ho fatto dopo, da adulta, è iniziato a quell’età»

Di salute cagionevole, passa l’infanzia in campagna dagli zii, fino all’età di 9 anni, successivamente si trasferisce a Cagliari per la scuola. Si reca a Roma per frequentare il liceo artistico e poi a Venezia per l’Accademia di Belle Arti, è l’unica donna del corso di scultura. Sono fondamentali per lei gli incontri con Salvatore Cambosu, il quale l’avvicina alla poesia orientando la sua attenzione al ritmo, più che al significato; Marino Mazzacurati, a Roma; e con Arturo Martini.

“Salvatore Cambosu fu il mio primo professore di italiano e latino a Cagliari, io ero già in ritardo con la scuola, perché mi avevano educato qui, in questa casa, credo che gli altri professori mi considerassero una ritardata: non sapevo né leggere né scrivere. Ma lui, come se avesse per le mani un compito importante, mi disse ci penso io, vieni a sederti qui e apri un libro di poesie. Non basta che tu leggi una, due volte, tu devi leggere cercando fra una parola e l’altra il ritmo. Non solo il ritmo, questa poesia deve uscire dalla tua bocca e ogni parola, ogni poesia, deve diventare tua. Me lo diceva in modo allegro e stimolante tanto che non mi pareva nemmeno di essere a scuola. Così ho cominciato a capire lentamente cosa è l’arte, la poesia. Questa è stata la cosa più importante che ho capito grazie a lui.”

Nel 1967 costruisce “Oggetto paesaggio” che evoca la struttura di un telaio, oggetto simbolo della civiltà sarda che ha portato l’artigianato a una sapienza inarrivabile. Il suo impiego di materiali non canonici ha un’affinità con le opere di Pino Pascali, inserendosi così nel vertice dell’arte povera.

All’inizio degli anni 70′ compone le prime tele cucite imprimendo nell’arte la sapienza dell’ago che nell’isola, come abbiamo gia detto, è espressa attraverso la tessitura, nei ricami di vesti e tappeti da secoli.

A metà anni 70′ inizia a fare anche delle sculture di pane, altro elemento della cultura sarda presente nella sua infanzia.

Pupo di pane. Pasta di pane, 1977

A fine decennio cuce su pagine di tela una scrittura composta di segni indecifrabili e grovigli creando anche dei libri. In queste sue opere c’è una somiglianza con i “libri di stoffa” che Louise Bourgeois fa negli anni 90 e 2000 come “Ode all’oblio”.

Dagli anni 80 in poi la sua ricerca artistica si rivolge agli interventi sul paesaggio come “Legarsi alla montagna” del 1981. Lega tutte le case del suo paese d’origine, Ulassai, con le montagne circostanti tramite un nastro azzurro lungo più di dieci chilometri. 

“Legarsi alla montagna” Maria Lai

“..è un’attesa silenziosa, col fiato sospeso per circa due ore. Quando il nastro si solleva ad arco, dalla montagna ai tetti delle case, sembra un getto d’acqua.”

Il mondo di Maria Lai raccontato attraverso tessuti, telai, pani delle feste sono frutto dell’espressione di una Sardegna millenaria che si è intersecata con il mondo dell’arte contemporanea, in particolare di quella concettuale e povera, le sue opere di ricerca extra-pittorica possono evocare Burri, Manzoni, Scarpitta, Fontana poiché come loro lavora con la tela, trattandola come materia prima delle proprie composizioni

“L’opera d’arte è un mutuo gioco tra visione e pensiero : ciascuno anima e illumina l’altro in un’unica esperienza.”

A Ulassai c’è un bellissimo museo d’arte contemporanea a lei dedicato, “Stazione dell’Arte”, con più di un centinaio di opere donate.