HELEN FRANKENTHALER @Gagosian Roma

HELEN FRANKENTHALER @Gagosian Roma

6 Giugno, 2019 0 Di Ginevra

Oltre alle più famose Frida Khalo e Tamara de Lempicka, ci sono tantissime donne pittrici che hanno fatto la storia dell’arte, purtroppo sono più marginali rispetto agli uomini.

Una di queste è Helen Frankenthaler, ho deciso di parlarvi di lei dato che ora, a Roma, c’è una sua personale alla galleria Gagosian (in concomitanza all’altra esposizione al Museo di Palazzo Grimani, per la Biennale di Venezia 2019) che vi suggerisco di vedere se capitate da quelle parti. La mostra romana è incentrata sulla decade 1974-1983, fase di importanti cambiamenti della pittrice, mentre quella veneziana ha un taglio antologico. Entrambe sono curate dal critico John Elderfield, esperto della pittrice americana.

Helen Frankenthaler, Dream Walk Red, 1978 © 2019 Fondazione Helen Frankenthaler, Inc. Artists Rights Society (ARS), New York. Rob McKeever. Courtesy Gagosian

“For me, being a ‘lady painter’ was never an issue. I don’t resent being a female painter. I don’t exploit it. I paint.”  Helen Frankenthaler

(Quote by John Gruen, in ‘The Party’s Over Now: Reminiscences of the fifties — New York’s artists, writers, musicians, and their friends’; Viking Press, 1972)

Helen nasce a New York, nel 1928, e muore a 83 anni, nel Connecticut, nel 2011.

Cresciuta nel gruppo dell’Espressionismo Astratto, dove incontrerà il suo futuro marito, Robert Motherwell, noto pittore, sviluppò presto un suo approccio personale alla pittura ponendo così le basi del movimento Colorfield Painting, approfondito poi da artisti come Mark Rothko, Kenneth Noland e Morris Louis. La sua prima retrospettiva fu al MoMA di New York nel 1989. 

Affascinata dal lavoro di Pollock che, nel 1946, fu il primo ad usare la tecnica del dripping, ossia dipingere facendo sgocciolare i colori sulla tela posta sul pavimento, iniziò anche lei nel 1951 – 1952

 

Helen Frankenthaler at work, 1969

“I think working on the floor [Helen started 1951-52] came from Pollock. In other words, the whole idea of all sides of pictures being possible, bottom, top, sides of the picture came from him. And the whole idea of the painting being in a sense choreographed came from him, and that once one made a move toward the canvas surface that there was a dialectic and the surface gave you an answer back, and you gave it an answer back. But that was a Pollock notion of –…. That your plans made accidents, demanded something else and then something else hinged on something else..”

Ma sottolinea che non ha mai avuto il desiderio di copiarlo: 

“io non desideravo copiare Pollock, non volevo prendere un bastone e poi immergerlo in un contenitore con la vernice. Avevo bisogno di qualcosa di più liquido, acquoso, diluito. Per tutta la vita mi sono sentita attratta dall’acqua e dalla trasparenza. Io amo l’acqua, amo nuotarvi dentro, contemplare il mare in continuo movimento. Una delle mie occupazioni preferite, quand’ero bambina, era riempire un lavandino d’acqua e versarci lo smalto per unghie per vedere cosa succedeva quanto, all’improvviso i colori si allargavano sulla superficie e si mischiavano creando mutevoli forme fluttuanti”

Helen Frankenthaler (Citazione tradotta da “Abstract Expressionism”, Barbara Hess, Taschen, Köln, 2006, p. 80)

Mountains and Sea, 1952, Helen Frankenthaler

Ispirata infatti da Pollock, mutua da lui la tecnica soak stain (nota per creare l’effetto dell’acquerello usando l’olio) sperimentando una pittura a macchia dove una tela non tesa e senza imprimitura allungata sul pavimento veniva trattata con pittura a olio molto diluita. Creò così delle pozze lisce di colore che, sebbene astratte, evocavano immagini di paesaggi. Questo quadro, “Mountains and sea” fu significativo per il lancio della sua carriera, si racconta che spinse anche Morris Louis e Kenneth Noland ad usare tale tecnica lanciando così la seconda generazione di artisti del movimento Color Field

Helen aveva la capacità di trattare ogni dipinto come un lavoro nuovo con sue esigenze uniche. 

“What concerns me when I work, is not whether the picture is a landscape, or whether it’s pastoral, or whether somebody will see a sunset in it. What concerns me is – did I make a beautiful picture?”

Magic Carpet, 1964, Helen Frankenthaler

Magic Carpet, 1964

 

Coral 1972 Helen Frankenthaler

Coral 1972 

 
Shippan Point- Twilight, 1980, acrilico su tela

Shippan Point- Twilight, 1980, acrilico su tela

 

Flirt, 1995
Acrylic on paper

Frankenthaler ad un certo punto, nell’estate del 1974, decide di affittare una casa a Shippan Point, vicino Stamford, nel Connecticut, affacciata sulle acque del Long Island Sound, questo fatto segnò l’inizio di un nuovo cambiamento del suo lavoro, di cui sono testimoni le tele esposte a Roma. Questa ultima fase si caratterizza, diversamente dagli anni della scuola di New York, per uno sguardo tendente quasi al naturalismo, pittura che concede molto all’emozione e alla bellezza. 

Qui una sua citazione sulla “bellezza” presa dall’intervista fatta da Charlie Rose il 12 Aprile, 1993, che vi suggerisco di vedere perché molto interessante.

“I think today ‘beautiful’, which is always a tricky word, but now it’s become an incendiary word, because in many ways today beauty is obsolete and not the main concern of art. And you can’t prove beauty, it’s there as a fact…. and you know it, and you feel it, and it’s real. But you can’t say to somebody… this has it. I might be able to say it and others might recognize it. But it gives no specific message, other than itself, which in turn should be able to move you in to some sort of truth and insight, and something beyond art. I mean initially it’s pleasure that grows. But it isn’t just the shock of a message that you can have and dismiss. Once you’ve had it, it’s over.”